I contratti online rappresentano oggi uno degli strumenti più diffusi per la conclusione di accordi tra imprese e consumatori. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione, tuttavia, richiama l’attenzione sull’effettiva validità del consenso espresso attraverso il tradizionale meccanismo del “clicca e accetta”, soprattutto quando sono presenti clausole che incidono in modo significativo sui diritti del contraente.
Il tema è approfondito dall’avv. Mariagiusy Portogallo e dal dott. Carlo Cunto di QLT Law & Tax in un articolo pubblicato su Agenda Digitale, dedicato alle implicazioni dell’ordinanza n. 20945/2026 della Corte di Cassazione.
L’analisi evidenzia come il semplice flag apposto dall’utente possa non essere sufficiente a dimostrare una manifestazione di volontà specifica per l’approvazione delle clausole vessatorie. La decisione della Corte richiama infatti la centralità del consenso informato, sottolineando come la trasparenza delle informazioni contrattuali e l’effettiva consapevolezza dell’utente rappresentino elementi essenziali nella contrattazione digitale.
Per le imprese, la pronuncia rappresenta un invito a rivedere le modalità di conclusione dei contratti online, adottando procedure che garantiscano una manifestazione di volontà realmente riconoscibile, documentabile e conforme ai principi del diritto civile e della normativa digitale.
L’approfondimento offre una lettura delle possibili ricadute della decisione per piattaforme digitali, aziende e professionisti che operano quotidianamente attraverso strumenti contrattuali online.
